EDITORIALE POLARIS n.8 – Global Octopus oppure no?
Nel solve et coagula l’impressione oggi è che il coagulo sia inesorabile, ma bisogna avere una percezione più armonica del respiro del mondo per capire quel che si muove e per assumervi un ruolo.
L’Italia è stata commissariata. La sua economia, la sua società e il suo diritto vengono modificati dall’alto per ordini superiori e a costi carissimi.
Le economie mondiali sono accreditate o declassate da private agenzie di rating, espressioni della finanza americana e legate a doppio filo ai più grandi speculatori.
Governi definiti dittatoriali vengono rovesciati con la forza da spedizioni internazionali mentre leaders ritenuti indesiderabili per la Superpotenza o per le potenze intermedie vengono liquidati in modo incruento.
L’impressione è quella di un dirigismo autoritario concentrato e onnipotente.
La Cina si espande, sia come potere economico sia geopoliticamente.
L’India e il Brasile crescono.
La cartina del mondo cambia rapidamente.
Rivoluzioni colorate e primavere democratico-fondamentaliste si alternano.
All’unipolarismo americano sembrano provare ad affiancarsi nuovi centri di potenza.
L’impressione è quella di una rifondazione geopolitica in corso.
Scenari
Se la Cina segue la sua strada osservando imperturbabile dal greto del fiume il declino occidentale, altre nazioni, come la Turchia, si affermano nel proprio spazio geopolitico.
Di fronte ai cambiamenti in atto la superpotenza mediterranea, Israele, sembra preoccupata di perdere l’iniziativa assoluta vicino a sé.
Intanto, dopo la Libia, venti di guerra hanno iniziato a soffiare in Siria e si parla dell’Iran.
Si tratta di una stabilità instabile o di un’instabilità stabile.
Putin, oggi indebolito internamente dalla lenta ripresa economica russa, ha comunque lanciato una proposta rilevante. In una logica di relazioni ad anelli, la Russia, recuperata una zona geoconomica con i suoi antichi satelliti eurasiatici (CSI), propone un rapporto privilegiato con la UE. Per il premier russo dal Portogallo alla Siberia si deve agire in modo sinergico. “Non vedo come le popolazioni che vivono in questo spazio – ha sostenuto Putin – possano rappresentare un centro di politica internazionale e di potenza senza unire le loro forze”.
Questa doppia relazione moscovita (CSI e Russia-UE) si accompagna, nell’ottica del Cremlino, ad una cooperazione ad est, in primis con la Cina, incentrata sulla SCO alla quale, sia pur informalmente, partecipa attivamente la Germania.
La visione del premier è quella di un futuro basato su di un equilibrio di potenze alla Metternich, un equilibrio di potenze che metterebbe un freno alle iniziative frenetiche intraprese dagli USA per tutto il 2011 in risposta alle proprie crisi interne e alla concorrenza estera.
L’Europa è l’anello debole del progetto di Putin. Non soltanto l’Europa renana si è disinteressata del sud continentale obbligandolo nei vicoli ciechi di logiche calvinistiche nei quali esso sta oggi rovinando, e non solo le mire di Londra si confermano difficilmente compatibili con quelle continentali, ma la coppia primigenia dell’Unione, Parigi-Berlino, è divorziata in casa, il suo sguardo si dimostra strabico e gli interessi non sono più così comuni come ai tempi di Kohl e Mitterrand.
La crisi dell’Eurozona, in larga misura incoraggiata dagli americani, può produrre comunque una concentrazione di poteri che, pure a costi altissimi per molti popoli, darà drammaticamente unità politica, proprio come accadde in Italia nel lacerante dopo-Risorgimento, o può determinare invece una serie di scissioni. Ambo i risultati avrebbero effetti importanti sui futuri scenari mondiali.
Scenari che possono variare in modo radicale offrendo maggiori possibilità o togliendogliele ulteriormente.
Solve et coagula
Cosa dobbiamo credere allora? Che ci troviamo di fronte ad un rinnovato autoritarismo, ad un accentramento inesorabile di potere, o che stiamo vivendo un’epoca di cambiamenti, addirittura con rischi di guerre generalizzate, preludio al declino dell’unipolarismo e, con esso, del modello unico americano?
E’ comprensibile che in un momento di mutazioni così celeri ci si senta disorientati e si sia tentati di dare una risposta secca. Ma quella giusta non rientra in logica binaria: ci troviamo di fronte ad entrambe le cose: ad un dirigismo accentrato e ad un mutamento di rapporti di forza. E’ la legge sovrumana del solve et coagula sulla quale anche a nostra insaputa si fondano gli equilibri.
E’ un fatto che il continuo riequilibrio economico e strategico disegni scenari di multipolarismo e lasci ipotizzare la crescita di soggetti politici e culturali nuovi.
L’evoluzione della tecnica consolida però le gerarchie acquisite perché, offrendo sempre strumenti nuovi e necessariamente rinnovabili continuamente, e a prezzi altissimi, allarga la forbice delle possibilità. In questa forbice la concentrazione di poteri finanziari, comunicazionali e satellitari fa dei principali consigli d’amministrazione di banche, multinazionali e centri strategici consolidati, degli arbitri incontestati ed offre loro possibilità di cui gli altri sono privi.
E’ così che si spiega perché gli americani abbiano preso l’iniziativa praticamente da soli, ed è sempre così che si spiega come e perché la finanza abbia intrapreso un’offensiva fanatica per dominare totalmente l’economia.
Registriamo e subiamo, quindi, una serie d’imposizioni e di condizionamenti che riducono di fatto gli spazi di libertà, le specificità culturali e le identità.
Ciò accade in parte proprio per il tentativo di comprimere il movimento generale che mette in discussione gli equilibri ereditati da Jalta.
Nel solve et coagula l’impressione oggi è che il coagulo sia inesorabile, ma bisogna avere una percezione più armonica del respiro del mondo per capire quel che si muove e per assumervi un ruolo.
Due sono le tentazioni di rappresentarsi la realtà: come un film in movimento o come un insieme di diapositive statiche. Entrambe sono erronee perché entrambe giuste ma non sufficienti.
Chi si focalizza sulle diapositive comprende appieno i rapporti di forza e non cade in illusioni irreali, ma non pensa mai alle variabili che sono il lievito di ogni nuovo impasto; e quindi si paralizza nel disfattismo.
Chi si limita al film vede invece la realtà in movimento e talvolta ne coglie le potenzialità più ricche. Ma se è privo di uno sguardo “a diapositive” non comprende appieno i rapporti di forze e si nutre facilmente di illusioni costruendo progetti fatti di castelli in aria.
Vedere la realtà con entrambe le lenti permette invece di affrontarla concretamente e positivamente.
di Gabriele Adinolfi
Tratto da “Polaris – la rivista n.8 – GLOBAL OCTOPUS OPPURE NO?” – acquista qui la tua copia